Protagonisti del cambiamento in rete

Oggi il mondo è informazione. La metamorfosi che stiamo vivendo da diversi anni ha portato l’informazione e la conseguente comunicazione da un apparente livello secondario, privato, a un ruolo di primaria importanza, pubblico. La comunicazione è merce universale. L’essere umano comunica e per farlo utilizza oggi ogni tecnologia e artefatto disponibile, e, quando possibile, inventa nuovi artefatti, nuove modalità di comunicazione, nuovi ritmi di informazione.
Comunicare, quindi, sempre e comunque in qualsiasi contesto. Creare flussi di informazioni, flussi che non sempre riusciamo a controllare, che a volte subiamo, soprattutto quando non riusciamo a sviluppare una capacità critica tale da renderci pubblico attivo nella costruzione dell’informazione.
Internet e i social media non sono una semplice moda, non sono tendenze che le persone seguono momentaneamente, ma rivoluzioni. Cambiamenti radicali che spesso fatichiamo a comprendere, giudicandoli come estremamente negativi perché estranei alla nostra quotidianità e difficilmente controllabili.
Le nuove generazioni hanno un maggiore controllo tecnico, prestazionale, sulla rete, eppure faticano ugualmente a capirla, a padroneggiarla con consapevolezza e analisi critica. Non stiamo subendo questa metamorfosi ma la stiamo guidando, manipolando, per soddisfare le nostre esigenze e i nostri bisogni.
Il controllo dell’informazione così importante e determinante negli anni ’90 sembra essere tornato in mano alla cultura, tanto da rendere diverso l’uso di internet e dei social media a seconda della popolazione, delle esigenze e delle aspettative.
Non siamo passivi come credevamo, non siamo succubi di questo cambiamento ma lo stiamo manovrando, stiamo esercitando un controllo necessario per ottenere il massimo dall’artefatto internet. Eppure, abbiamo paura di questo cambiamento.
Gli adulti spesso giudicano il tempo degli adolescenti passato online come tempo perso, non comprendono le amicizie coltivate anche via internet, i conseguenti rapporti, e, le possibili dipendenze. D. Boyd sottolinea come in realtà l’adulto non ha paura dei rapporti nati online, non sono le persone in rete a spaventare, ma la non conoscenza delle nuove tecnologie. Il rendersi conto di non riuscire a stare al passo, a cambiare con la stessa velocità. L’adulto giudica l’adolescente, perché non comprende il suo mondo virtuale e la tecnologia che ci permette oggi di vivere la quotidianità anche online.
Il cambiamento non è reversibile, e, come sostenuto da D. Boyd, i bisogni di amicizia, affetto e appartenenza degli adolescenti sono rimasti immutati nel tempo, ma si sviluppano oggi anche online. Non si tratta di tempo perso, non è superficiale chi si relazione sui social media, condivide video e like. Non sono inutili i cuoricini e i meme. È un momento di crescita.
Internet è un artefatto creato con l’ambizioso scopo di migliorare la vita dell’essere umano, ma oltre a facilitare diverse azioni, ha cambiato radicalmente molti aspetti del lavoro e dell’apprendimento. Probabilmente non ci rende più stupidi (Carr, 2011), ma nemmeno più intelligenti (De Kerckhove, 2010). Quel che è certo è che l’essere umano deve sviluppare un maggiore controllo dell’artefatto, dei contenuti dell’informazione che veicola, e della loro comprensione. L’essere umano ha un assoluto bisogno di sviluppare una maggiore capacità critica (Buckingham, 2006) verso i contenuti condivisi in rete, qualsiasi contenuto, e una capacità maggiore nel prevedere le loro conseguenze. Se l’immagine ha più valore per l’autostima e per le dinamiche di gruppo, la stessa immagine è portatrice anche di diversi messaggi, di conseguenze e reazioni (Miller et.al, 2018). È necessario comprendere i linguaggi della rete, e le diverse interpretazioni, per sopravvivere ad essa.
Esattamente come ieri, anche oggi il difficile rapporto adulti/adolescenti necessita di un compromesso, un dialogo costante per evitare la fuga dell’adolescente, e la chiusura nei confronti del mondo adulto, ma per dare anche all’adulto gli strumenti e le capacità che gli permettano di capire e valutare il mondo reale e virtuale che lo circonda. Gli studi antropologici e sociali sugli effetti dei social media possono oggi comprendere a fondo comportamenti e cambiamento in atto, ma anche quali possono essere le strategie necessarie per aumentare la comprensione di tutti i media, e la consapevolezza nel loro uso attivo, affinché diventino strumenti di evoluzione per l’essere umano.

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