L’amicizia ai tempi dei social media

Gli adolescenti preferiscono conversare tramite messaggi Whatsapp o contenuti sui social media, attraverso conversazioni brevi e apparentemente superficiali (Turkle, 2016). Sono abituati a poter modificare i loro pensieri online in un secondo momento, e prestano attenzione ad ogni contenuto, consapevoli del giudizio che questi possono ottenere. Spesso il livello di attenzione che questa modalità di comunicazione, veloce e istantanea, viene messa in discussione, così come la possibilità di abbandonare dialoghi ritenuti scomodi. In realtà le comunicazioni online degli adolescenti non sono superficiali, per loro, ma certamente hanno modificato le relazioni e soprattutto la capacità di relazionarsi con gli altri. S. Turkle è molto critica a tal proposito, le sue ricerche sottolineano come i ragazzi oggi non siano più in grado di sostenere conversazioni reali, di impegnarsi in un confronto e di dialogare oralmente, sottolineando come questo ha portato un graduale, ma definitivo, cambiamento anche nel ruolo dell’amicizia tra pari. Gli adolescenti si sentono più rilassati nel dialogo online poiché possono valutare cosa dire e successivamente modificare, o cancellare, messaggi ritenuti scorretti. Le conversazioni in tempo reale, come una telefonata, creano imbarazzo, mentre un messaggio permette maggiore riflessione e autoprotezione delle proprie emozioni.
Gli adolescenti conversano via messaggi, e come, in un dialogo orale, pretendono di venire ascoltati e di ottenere risposte immediate, per questo motivo manifestano, a volte, ansia nei confronti del cellulare: sono in attesa di una risposta, di un cenno che gli confermi il coinvolgimento del loro interlocutore. Inoltre, le conversazioni virtuali consentono riscontri su contesti differenti contemporaneamente: durante una festa possono sapere cosa stanno facendo gli amici non presenti. E quando sono soli combattono la noia chattando.
Una conversazione reale pretende attenzione, coinvolgimento, e non puoi interromperla semplicemente perché in quel momento la ritieni poco interessante o invasiva; i messaggi, invece, ci permettono maggiore riflessione, meno coinvolgimento e se ci procura un disagio possiamo interrompere la comunicazione in qualsiasi momento, possiamo addirittura cancellarla. Questi dialoghi online, veloci e astratti, preoccupano gli adulti, così come il valore dato a un “Mi piace” o a un cuoricino, perché li ritengono irreali e superficiali, e considerano le nuove generazioni prigioniere del cellulare.
Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ritiene che alcune amicizie siano costruite attorno a conversazioni che convalidano il sentimento, capaci di offrire attenzione reciproca, il vero amico è una persona in azione, non sempre fedele alla forma, con cui possiamo conversare (Turkle, 2016). Ma è davvero la sola tecnologia a togliere questo livello di attenzione? Spesso gli amici online sono persone reali appartenenti alla nostra sfera più privata, sono i compagni di classe, di sport. Sono persone con cui condividiamo interessi anche nella vita online. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il significato di amicizia non è uguale per tutti (Miller et. al., 2018): il significato culturale di amicizia varia da popolazione a popolazione e rispecchia norme e regole sociali radicate, e probabilmente anche il significato e il valore che gli adolescenti danno a queste conversazioni e amicizie online varia a seconda delle aspettative e scopi personali.

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