Consapevolezza e fiducia: un rapporto complesso

I ragazzi oggi sono produttori culturali dei media, possono creare musica, video, hanno facile accesso a diverse piattaforme, molti di loro sanno programmare e sicuramente sono più esposti ai mass media perché li usano per diversi scopi e obiettivi. In questo contesto diventa determinante conoscere in maniera approfondita la tecnologia che si sta utilizzando, ma è ancora più urgente sviluppare anche una conoscenza critica dei contesti usati, per poter preparare gli utenti a una comprensione più approfondita e soprattutto a sviluppare la loro consapevolezza verso le nuove tecnologie.
Il concetto di consapevolezza viene spesso affrontato nell’ambito dei mass media e include anche la televisione, il cinema, la radio e la stampa. Sicuramente i media digitali stanno evidenziando rischi e pericoli, come il cyberbullismo, l’hackeraggio, le fake news; ma privacy e libertà di espressione non appartengono solo ai social media e a internet. Il come funzionano queste tecnologie da un punto di vita tecnico non è collegato alla comprensione e alla consapevolezza richiesta oggi (Buckingham, 2019). Il saper usare l’insieme di strumenti tecnologici non include necessariamente anche una comprensione critica: eppure molti adulti ritengono che il saper usare la tecnologia sia direttamente proporzionale anche al saperla usare, ad esempio, nel contesto sociale. Le notizie false esistono da quando esistono i mass media, hanno diverse funzioni e obiettivi, ma convivono da sempre con l’informazione. Comprendere le notizie, e saper distinguere le notizie vere da quelle false, avere le capacità critiche per cercare anche altri punti di vista e interpretazioni, non è un talento o un insegnamento tecnologico: non è una competenza procedurale (Buckingham, 2019), ma una competenza complessa che va insegnata, anche e soprattutto in un contesto dinamico e veloce come quello dei social media.

L’informazione al tempo dei social media
Alcune persone hanno sviluppato un naturale scetticismo nei confronti degli organi di stampa, spesso il detto “Non credere a ciò che leggi nei giornali” viene considerato vero (Buckingham, 2019), e probabilmente è il risultato di tentativi di manipolazione che negli anni hanno reso scettica l’opinione pubblica; ma contemporaneamente riponiamo la nostra fiducia incondizionata in influencer e consideriamo le notizie divulgate via social media più veritiere di altre (Agcom, 2018).
Non a caso oggi molti politici utilizzano Twitter per diffondere comunicazioni ufficiali, ad esempio il Presidente Donald Trump si è affidato più volte a Twitter per comunicare il suo pensiero: dal giorno dell’insediamento alla Casa Bianca al novembre 2019 i tweet del Presidente USA sono esattamente 11.390 (D. Shear et. .al, 2019).
La richiesta di poter sviluppare una analisi critica, di insegnare la media education, non riguarda solo i media classici, ma comprende, anche, i social media, e non si limita a una comprensione tecnica ma desidera approfondire aspetti relazionali, sociali e culturali per dare alle persone la capacità di potersi orientare anche in rete. Inoltre, la consapevolezza non si limita al conoscere la privacy, le regole del social media scelto, le regole sociali in rete, la consapevolezza in rete permette di analizzare una notizia usufruendo di più fonti, permette di pensare alla reazione che può suscitare un determinato contenuto, consente di capire una realtà astratta e di prevedere le conseguenze, anche reali, di ogni nostra azione. Consente inoltre un’analisi del contenuto in un contesto economico in continuo movimento, volto a convincere l’acquisto e a reperire informazioni utili per convincere il singolo utente a comprare, o cliccare, un determinato prodotto o servizio.

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