Social Network: il valore dell’immagine

La maggior parte dei social media viene usato per condividere immagini e video, dell’ambiente o personali, selfie. Il testo sta diventando sempre più marginale, di contorno a una funzione di impatto e immediata che solo le fotografie e i video riescono a suscitare. Il nuovo social scelto dagli adolescenti, Tik Tok, enfatizza proprio questo aspetto: qui le parole condivise sono spesso quelle in sottofondo della canzone scelta, le emozioni vengono così rappresentate dalla musica mentre il protagonista del video muove labbra e corpo. In realtà anche se Tik Tok nasce prevalentemente come social musical i video più virali sono decisamente poco musicali e più “sperimentali”. Ad esempio @daviddobrik ha postato un video definito “scientifico”, intitolato il “Dentifricio per elefanti” dove, in sintesi, il protagonista ha mescolato acqua ossigenata e ioduro di potassio in grande quantità. Video divertenti, o immagini che ritraggono una parte del proprio corpo, video in movimento, scherzosi, piatti di cibo invitanti o semplicemente belli da guardare. D. Miller evidenzia come anche le immagini postate cambiano a seconda dell’età e dei valori tipici di quel momento: i single condividono più volentieri selfie mentre le persone sposate tendenzialmente condividono immagini dei propri figli o comunque dei loro traguardi.

Le persone oggi sono decisamente aduse a fotografare e mostrare ciò che per loro è importante, anche oggetti che in precedenza probabilmente non erano così importanti da meritare una fotografia. I social media, così, sono molto di più che il semplice post di una propria foto. Le persone sanno come rielaborarle, come usare filtri su Instagram, come aggiungere testi personali a corredo e condivisione, come rimettere in circolo e ricostruire le immagini che costituiscono esse stesse dei memi. I social media hanno dato alla fotografia una ubiquità senza precedenti, come parte della vita quotidiana. (Miller et al, 2018)

Ma che valore hanno queste immagini? Perché continuiamo a condividerle? Innanzitutto, immagini e video mostrano emozioni al pubblico della rete, pubblico che, come abbiamo già analizzato, risponde a diversi contesti che a loro volta richiamano a differenti utilizzi. Condividiamo momenti che giudichiamo importanti o divertenti, modifichiamo i selfie perché desideriamo manipolare le impressioni che desideriamo trasmettere. Desideriamo lasciare un segno in rete, un ricordo di noi stessi. Non è una banale idealizzazione di sé, ma una narrazione personale che oggi desideriamo condividere in rete. D. Miller sottolinea come la scelta delle immagini e dei video condivisi sia diversa a seconda della popolazione: dalla Cina industriale dove le immagini rappresentano fantasie di consumo che contrastano con la povertà, come macchine lussuose o abiti firmati, alla Cina rurale che vede immagini dei bambini nei primi giorni di vita per sottolineare il loro debito nei confronti dei genitori (Miller et al, 2018). In Italia le immagini condivise hanno un forte valore per la posizione sociale della persona, inoltre variano a seconda dell’età e spesso sono il risultato di diverse prove e ritocchi fotografici. L’immagine oggi non è più un fatto privato, conservato gelosamente in un album o dentro una scatola dei ricordi, ma rappresenta un momento pubblico condiviso. I più giovani utilizzano questa modalità per raccontare loro stessi e la loro identità e amano scherzare, coinvolgere il loro pubblico per poter ridere e divertirsi assieme. Sicuramente i social media hanno un ruolo nella popolarità degli adolescenti, consentendo loro di tenersi aggiornati su ciò che maggiormente interessa e contemporaneamente di informare il mondo, reale, sul loro stato d’animo (Boyd, 2014). Attraverso la condivisione di immagini i ragazzi oggi riescono a mantenere legami sociali, comunicare, possono agire come celebrità e diventare protagonisti di un gossip che credono di poter controllare, riuscendo così ad attirare l’attenzione su di sé, attenzione che non sempre si rivela genuina e che a volte sconfina nell’invadenza e genera episodi di cyberbullismo indesiderati, giustificando l’ansia dei genitori nei confronti di queste piattaforme così veloci e difficili da controllare.
Oggi il pubblico dei media non è solo consumatore ma è anche produttore dei contenuti, questo lo rende parte attiva di un processo complicato macontemporaneamente è innegabile che i contenuti online, soprattutto video e immagini, abbiano un valore notevole e differente a seconda della cultura, dell’età e dello scopo di cui sono investiti. Il saper creare questi contenuti è, in questo momento, una differenza generazionale, per questo motivo è indispensabile iniziare a studiarli non come semplici immagini e video, ma come messaggi virtuali ed espressione sia del singolo individuo, che evidentemente desidera raccontare qualcosa di sé per coinvolgere il suo pubblico, che dei gruppi. Considerare il pubblico online produttore di contenuti ci aiuta anche ad affrontare situazioni a rischio e di dipendenza in maniera differente: una stessa persona può essere sia vittima che carnefice in un atto di bullismo online, e la velocità che caratterizza questi episodi rende indispensabile un processo di alfabetizzazione digitale globale.

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