La quotidianità online degli adolescenti

I Social Media hanno un ruolo essenziale nella vita degli adolescenti, a secondo dell’uso individuale l’importanza di questi media varia e spesso risulta determinante per soddisfare bisogni di amicizia, socializzazione e confronto, bisogni normali, soprattutto in questa fase della vita. Gli adolescenti desiderano costruire relazioni tra i pari, relazioni che gli permettano di sviluppare la loro identità anche al di fuori del contesto familiare. Da sempre alcuni luoghi vengono scelti dagli adolescenti come rappresentativi del loro stare insieme: piazze, parchi, centri commerciali, campetti sportivi, bar, ecc. Luoghi dove poter passare del tempo assieme semplicemente confrontandosi e chiacchierando, luoghi indispensabili per costruire le relazioni. In questo particolare periodo storico bambini, preadolescenti e adolescenti, vedono la loro quotidianità impegnata in molte attività: dalla scuola agli impegni sportivi, dal doposcuola alle lezioni di musica, le ore libere da poter trascorrere in compagnia dei pari sono davvero poche. Eppure, il loro desiderio di relazione è rimasto identico (Boyd, 2014). Inoltre, la paura generalizzata dei genitori nei confronti di un mondo che faticano a comprendere, che i media narrano come violento e intollerante, li porta a voler avere un controllo totale del tempo libero dei figli, portandoli a vietare uscite tra i pari senza la presenza di un adulto. A questi due aspetti, impegni quotidiani e paure, dobbiamo anche aggiungere la paura dell’adolescente in generale: negli USA i centri commerciali, fino agli anni ’90 luogo d’eccellenza per il ritrovo dei ragazzi, sono vietati agli adolescenti in gruppo (Boyd, 2014).

Le norme dei Social Media
I Social Media sono divertenti. Per comprendere ogni comportamento online è necessario partire da questo concetto: i ragazzi li usano, inventano nomi e città, condividono foto e cuoricini perché si divertono. Spesso mentono quando devono inserire la loro età. Nel mondo i social media sono generalmente vietati ai minori di 13 anni, così i ragazzi e le ragazze, nel momento dell’iscrizione, amano digitare età che vanno dagli 80 ai 99 anni semplicemente per divertimento (Boyd, 2014). Inizialmente, queste modalità di iscrizione hanno generato la nascita di molti profili falsi online, il fenomeno è stato etichettato come negativo poiché contribuiva a frammentare l’identità della persona, “costretta” a costruirsi false identità in base ai diversi contesti; in realtà la sociologa D. Boyd sottolinea come i tanti profili online non siano rappresentativi di diverse identità in senso psicologico ma «l’adolescente sta scegliendo di rappresentarsi in modi diversi su siti diversi, seguendo le aspettative di pubblici diversi e norme diverse.».
I social media sono divertenti perché permettono di condividere immagini e video in contesti diversi. Alcuni adolescenti prediligono i video di Tik Tok, altri le immagini di Instagram, ma quando sottolineiamo il concetto di contesto e conseguenti norme, non intendiamo le caratteristiche tecniche del social media, bensì dell’influenza reciproca fra adolescenti e sito.

Gli adolescenti si rivolgono a un particolare sito perché secondo loro funziona bene per un certo scopo. Comunicano con persone che conoscono, osservano come altri usano quel sito e con le loro abitudini rafforzano quelle norme o le sfidano. Di conseguenza, le norme dei social media sono determinate dagli effetti della rete: persone simili s’influenzano a vicenda nel modo in cui usare un particolare sito e contribuiscono collettivamente a crearne le norme (Boyd).

Gli adolescenti sono attivi costruttori delle norme online, si muovono in contesti diversi, si adattano ad essi e contemporaneamente li modificano. I contenuti che decidono di condividere rispettano queste norme che sono collegate al contesto sociale del social media, ma, contemporaneamente, i ragazzi inventano informazioni false perché si divertono e perché questo gli permette di controllare in maniera più attiva il social media stesso, convinti che la modifica delle informazioni gli permetta di limitare la visibilità, ad esempio, nei confronti dei genitori.


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