Nativi digitali iperconnessi o semplicemente adolescenti?

Il tipico nativo digitale è sempre online; è perennemente in contatto con amici e parenti attraverso email, sms, social network, ascolta musica per diverse ore al giorno e continua a fare tutto questo anche la sera davanti alla televisione o a un video gioco. La sveglia è stata sostituita dal cellulare; prima di alzarsi controlla i messaggi ricevuti, di sera invia il suo ultimo sms intorno alle 23.00 e viene cullato nel sonno dalla musica dell’iPod o del cellulare. (Spitzer, 2012)

È interessante notare come questo testo di Spitzer scritto nel 2012 risulti già superato: oggi i ragazzi non mandano SMS ma messaggi Whatsapp, probabilmente i più giovani non sanno cosa siano gli SMS, esattamente come non hanno mai visto un telefono con il filo. I nativi digitali sono sempre online, probabilmente è vero, ma è vero anche per le altre generazioni, molti di noi sono connessi in rete diverse ore al giorno, la differenza sostanziale sta nella produttività: gli adulti lavorano in e con la rete, ma sanno anche divertirsi, i ragazzi dialogano e giocano con la rete. Lo studio di Miller et al ha sottolineato come i social media vengano perlopiù utilizzati per mantenere contatti reali mentre raramente sono usati per conoscere estranei al di fuori delle cerchie più ristrette (Miller et al, 2018). I nativi digitali ascoltano musica per diverse ore al giorno, ma era una caratteristica anche degli adolescenti degli anni ’80, probabilmente è semplicemente cambiato il mezzo non l’azione finale. Il cellulare ha sostituito la sveglia, questo accade in molti casi, non solo per gli adolescenti. Leggiamo, tutti noi, i messaggi in qualsiasi momento della giornata, dalla mattina alla sera, perché li riteniamo importanti per la nostra quotidianità.

Quindi perché siamo così preoccupati per i giovani in rete? Per quale motivo l’adulto non comprende il valore delle sue relazioni e giudica il tempo impiegato dall’adolescente online, definendolo tempo perso?


Citando le parole di Preskly (2015, p. 70) «Tutta la tecnologa, nel suo uso, richiede saggezza», e la saggezza nell’utilizzo della rete e dei social media non è legata solamente all’età, quella che Preskly definisce la saggezza digitale si riferisce sia all’uso della tecnologia digitale, per poter accedere a una potenza cognitiva superiore, ma anche all’uso prudente della tecnologia. Il fine è sia migliorare la nostra vita, velocizzando i processi e aiutandoci in alcuni compiti, ma anche renderci migliori pensatori capaci di fare scelte giuste. Scelte che possiamo imparare a fare

Follow me!

Articolo precedente

La metamorfosi delle relazioni online

Articolo successivo

Nuove solitudini e identità online