Come sopravvivere all’adolescenza: il dialogo

Durante gli incontri con i genitori una domanda è ricorrente: ma come faccio a controllare mio figlio mentre è online?

Sarò brutale: non possiamo.

Non possiamo,  perché farlo significherebbe non avere fiducia in loro, non rispettare la loro privacy (sì lo so, scrivono tutto di loro online, ma per i ragazzi la privacy è soprattutto la distanza “fisica” dai genitori, tradotto Tu, genitore, non puoi leggere quello che posto online). Prima dei dieci anni, se proprio decidiamo di farli navigare online prima dei 10/12 anni, possiamo attivare diversi dispositivi di controllo, ma dopo… no.

Il rischio è che vadano dove noi non possiamo arrivare. Il rischio è che decidano di fare tutto, e di più, di nascosto. Il rischio di perdere il dialogo con loro.

Già il dialogo, facile scriverlo, difficile, molto difficile, costruirlo.

Partiamo dalle basi: non possiamo pretendere di instaurare un dialogo dall’oggi al domani. Nono possiamo sottoporre in nostri figli a un fuoco incrociato di domande oggi, e domani dimenticarci di loro. La faccenda è lunga e va costruita assieme.

Ovvio, probabilmente non ci racconteranno mai i fatti più privati, quelli che più li coinvolgono, ma se iniziamo a costruire un rapporto solido possiamo sperare che nel momento del bisogno, quando ad esempio incrociano un cyberbullo in rete o quando diventano oggetto di derisione online o offline, si ricorderanno, in fretta, di avere anche dei genitori.

E se, ad esempio, il figlio tredicenne vi chiede un cellulare perché anche lui vuole iscriversi a Instagram come tutti i suoi amici, non fatevi possedere dalla follia, non andate nel panico assoluto, non urlate e soprattutto non disperatevi. Provate a capire assieme a lui come funziona, come funziona la rete e i social. Sedetevi accanto e vedete assieme se riuscite a comprendere meglio questo strambo mondo online.

È vero, loro sono nativi digitali, ma noi siamo e rimaniamo i loro genitori.

Photo by Brittany Simuangco on Unsplash

 

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